Pare che i religiosi vallombrosani iniziassero ad abitare il convento di Galloro il 1 maggio 1634: in forza del sunnominato Breve apostolico di papa Urbano VIII del 30 maggio 1632 venne stabilito che a Galloro dovessero risiedere otto religiosi, dodici sacerdoti e quattro laici o chierici. Tuttavia questo numero non fu mai raggiunto, sia perché le rendite del monastero non erano sufficienti, sia per la scarsezza di religiosi della Congregazione Vallombrosana: addirittura nel 1786 a Galloro c'erano solo due religiosi.

La peste del 1656 colpì inesorabilmente anche Roma e la provincia di Campagna e Marittima: ogni comunità pensò dunque di affidarsi ad uno o più santi per tutelarsi dal flagello, fallita ogni norma igienico-sanitaria concepita a questo scopo. Ariccia si votò a san Sebastiano, a san Rocco e alla Madonna di Galloro: e alla fine della pestilenza, venne edificata a mezza strada tra Ariccia e Galloro una chiesa dedicata a san Rocco. Fu per questa protezione accordata dalla Madonna di Galloro agli ariccini che si iniziò a celebrare una solenne festa a Galloro, la prima o la seconda domenica di Avvento; dal 1668, quando papa Clemente IX istitutì la festa dell'Immacolata Concezione, la data della festa venne spostata all'8 dicembre, festa appunto dell'Immacolata Concezione: ancora oggi questo evento viene celebrato a prende nome di festa della signorina.

La venerazione verso la Madonna di Galloro era andata, nel corso degli anni, in parte scemando: il 20 aprile 1672 un evento miracoloso suscitò una nuova ondata di devozione tra la popolazione ariccina nei confronti della Madonna e del suo santuario. Adriano Antonio Lulli, chierico del santuario originario di Ponza, stava effettuando alcune riparazioni intorno all'altare dell'immagine della Madonna, quando la leggenda sostiene che udì una voce che diceva «che si canti vespro». Era infatti l'ora del vespro, ma per la penuria di religiosi non si era potuto cantare; non appena ricondotta la voce all'immagine, il chierico corse dall'abate padre Cesario Cichi, che giaceva ammalato a letto. Questi, spinto da curiosità e da devozione, si alzò dal letto e con nuova forza si recò in chiesa, guarito da ogni male: iniziò a cantare vespro, e al sopraggiungere di altri confratelli e del medico chiamato per visitarlo si presentò sanato. L'evento è raccontato diffusamente da Giuseppe Boero nella sua storia del santuario. Non appena si sparse voce dell'evento prodigioso, accorse presso la chiesa una grande folla di pellegrini e vi furono, racconta la leggenda, nuove miracolose guarigioni.