La Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo

La chiesa collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo (in lingua latina ecclesia collegiata "Beatae Mariae Virginis Dei Matris in Coelum Assumptae") è il principale luogo di culto cattolico del comune di Ariccia, in provincia di Roma, nell'area dei Castelli Romani, nella diocesi suburbicaria di Albano Laziale.
Una collegiata con questa denominazione esisteva ad Ariccia fin dal VI secolo, ma l'attuale edificio con prospetto principale sulla monumentale piazza di Corte è stato costruito tra il 1663 ed il 1665 per interessamento della famiglia Chigi su progetto di Gian Lorenzo Bernini,con il contributo di altri importanti artisti attivi a Roma nel Seicento. La chiesa, inserita tra i beni monumentali schedati della provincia di Roma,è oggi la principale sede parrocchiale del comune.

 

Il capitolo della collegiata di Santa Maria Assunta ad Ariccia è probabilmente il più antico della diocesi suburbicaria di Albano Laziale e sicuramente uno dei più importanti -assieme al capitolo della basilica di San Barnaba a Marino-, come stabilito dai sinodi diocesani del 1668, del 1687 e del 1847. Già nel 1404 la collegiata risulta possedere tale dignità: anzi, lo storico settecentesco Nicola Ratti nella sua Storia di Genzano, con note e documenti discute sulla possibilità che ad Ariccia avessero sede ben tre collegiate -Santa Maria Assunta, Santa Maria in Petrola e San Pietro de Aritia-, di cui due -secondo lui- spostate da qualche altro luogo vicino ormai abbandonato. Fino al 1473, anno in cui il feudo di Ariccia venne acquistato dalla famiglia Savelli, l'abitato rimase pressoché spopolato e la collegiata fu abbandonata a tal punto che la trascuratezza dei sei canonici assegnatile fece sorgere nella metà del Cinquecento una controversia risolta dalla Congregazione del Concilio nel 1566, per cui i suddetti canonici vennero obbligati a risiedere presso la loro sede e a darsi un simbolo, un sigillo ed un luogo di ritrovo. Tuttavia, la situazione dei canonici ariccini non era stabile: nel 1576, il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Fulvio Giulio della Corgna ridusse a quattro il numero dei canonici che operavano assieme all'arciprete, ed assegnò loro delle rendite più cospicue tramite una migliore divisione delle rendite della collegiata. Più tardi, nel 1583, il cardinale vescovo Alfonso Gesualdo proibì il subaffitto degli alloggi che i canonici avevano presso la collegiata, e vietò l'ingresso di uomini e donne negli stessi.
Il 16 maggio 1665 l'arciprete ed i quattro canonici ariccini presero possesso ufficialmente della nuova collegiata edificata dai Chigi, tuttavia la loro posizione rimase in un limbo giuridico fino a che il 10 marzo 1667 papa Alessandro VII non ratificò la nomina a collegiata insigne della chiesa, trasferendovi tutto ciò che prima aveva sede presso la vecchia collegiata. Il numero dei canonicati passò da quattro a cinque grazie al finanziamento di scudi 1800 concesso dal principe Agostino Chigi ed autorizzato da Alessandro VII l'11 giugno 1665: tuttavia, una reale ripartizione dei canonicati che portò alla creazione di dieci canonici ad Ariccia venne effettuata solo con la summenzionata bolla del 10 marzo 1667.Due nuovi posti da canonico vennero creati in Ariccia grazie alla donazione al capitolo dei beni della vedova Domenica Antonia Felli di Ardea, fatta il 2 ottobre 1758, resa effettiva alla morte della donna il 18 ottobre 1763 e ratificata dal cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Fabrizio Serbelloni.Tra i canonici di Ariccia, vanno menzionati il martire marchigiano Carlo Tarugi, singolare personaggio già vicario generale della diocesi suburbicaria di Albano e segretario di diversi prelati, che decise di emigrare nell'Impero Ottomano, dove venne ucciso negli anni settanta del Seicento; il velletrano Adriano Toruzzi, il nobile Giacomo Sarnano, il letterato settecentesco Gian Preti Arzani, lo storico Emanuele Lucidi, autore delle Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, il teologo Francesco Guidobaldi e il perseguitato politico durante l'occupazione napoleonica Giovanni Nattista Leuci.

 

 

LA COLLEGIATA ANTICA:

L'antica chiesa collegiata di Ariccia venne fondata in età molto antica nel sito dell'attuale chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari, che occupa una parte della navata principale dell'antica collegiata stessa. La collegiata in questione, dedicata anch'essa alla Madonna, venne forse fondata addirittura nel VI secolo, durante la breve parentesi del regno ostrogoto d'Italia di Atalarico (526 - 534), come riportavano alcune medaglie celebrative rinvenute nel Seicento nel luogo dell'antica chiesa.
La collegiata possedeva numerose proprietà nel territorio ariccino, come testimoniato da quattro istrumenti notarili conservati nell'archivio del monastero dei santi Alessio e Bonifacio in Roma datati tra il 1281 ed il 1296.
In seguito al progressivo spopolamento di Ariccia la collegiata assieme ai suoi beni, ed alle altre due chiese ariccine di Santa Maria in Petrola -ubicata probabilmente nell'area di Vallericcia- e di San Pietro de Aritia venne assegnata da papa Bonifacio IX all'abbazia di Sant'Anastasio alle Tre Fontane in Roma con bolla del 1° febbraio 1404.
L'antica collegiata, secondo quanto ricostruisce lo storico e canonico ariccino Emanuele Lucidi, era lunga 120 piedi-calcolando l'equivalenza di un piede romano a 30 centimetri, circa 35 metri, calcolandolo a 50 centimetri, circa 60 metri- ed aveva dieci altari laterali.Oltre alla porta principale, probabilmente rivolta verso l'attuale corso Giuseppe Garibaldi, nel 1557 venne aperta una porticina laterale verso ovest. Il presbiterio era stretto, l'altare maggiore -probabilmente un altare in marmo bianco rinvenuto durante scavi nel sito dell'antica chiesa nel 1852- addossato al muro e separato dalla navata da una balaustra di legno: sulla parete di fondo, era dipinta l'assunzione di Maria. La chiesa era dotata di una torre campanaria, e di un portico antistante l'ingresso, al secondo piano del quale erano collocate le stanze riservate ai canonici.Il tetto, a quanto riferisce il Lucidi, era in legno e non in buono stato. La sagrestia era collocata sotto al piano della chiesa; il cimitero era stato ricavato in due grandi fosse comuni praticate nel pavimento in peperino della chiesa stessa, che si esaurirono nel 1633 rendendo necessario lo svuotamento delle medesime in un terreno adiacente la chiesa: e l'arciprete dell'epoca, Leonardo Garfagnano, venne anche accusato di aver fatto gettare le ossa dei morti ariccini in luogo non consacrato.
Numerosi papi vennero ad Ariccia e visitarono la collegiata: tra essi, papa Pio II, papa Sisto V, papa Clemente VIII e papa Urbano VIII. E fu proprio un pontefice, papa Alessandro VII, ad ordinare la demolizione della collegiata antica in luogo di una nuova collegiata, il 27 aprile 1665. I Chigi ebbero cura di far lasciare in piedi una parte dell'antica collegiata, che dietro progetto di Luigi Bernini, fratello del più famoso Gian Lorenzo Bernini -in quel periodo impegnato nella realizzazione del complesso monumentale chigiano- divenne l'attuale chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari, assegnata come sede più capiente al locale collegio dei padri dottrinari il 16 ottobre 1665.
Delle opere più pregevoli conservate nella collegiata distrutta, alcune furono distrutte, altre riutilizzate. Due colonne di granito che sostenevano gli archi delle navate, ad esempio, erano rimaste ai lati della facciata della chiesa di San Nicola di Bari e vennero adeperate nel 1751 per sorreggere il balcone della facciata principale di Palazzo Chigi; diverse lapidi funerarie erano conservate ancora alla fine del Settecento dai padri dottrinari nel cortile del collegio di San Nicola e in altre abitazioni private. Dei dipinti che adornavano l'antica collegiata, la maggior parte tornarono alle famiglie che li avevano commissionati: una Visitazione della Vergine e la statua in legno dorato di sant'Apollonia, opere commissionate dalla famiglia Savelli, sono ancora oggi conservate presso l'attuale collegiata.

LA FONDAZIONE DELLA NUOVA COLLEGIATA:

Il 20 luglio 1661, i tre nipoti di papa Alessandro VII, ovvero il cardinale Flavio Chigi ed i suoi fratelli Mario ed Agostino, acquistarono il feudo di Ariccia dal cardinale Paolo Savelli e da suo fratello Giulio, al prezzo di 358.000 scudi: iniziò per Ariccia un periodo di grande rinnovamento urbanistico ed economico.
Papa Alessandro VII maturò fin da subito il desiderio di costruire nel nuovo feudo una collegiata che fosse più bella e funzionale, pertanto iniziò ad acquistare numerose case in prossimità dell'attuale piazza di Corte -l'acquisto dei lotti più importanti fu siglato con l'istromento del 25 giugno 1663-. Il costo per i lavori di muratura, stucco e pittura -con la partecipazione di grandi artisti come Gian Lorenzo Bernini, Antonio Raggi, Jacques Cortois il "Borgognone", Raffaele Vanni, Ludovico Gimignani, Giacinto Gimignani, Bernardino Mei, Alessandro Mattia da Farnese- ammontò a 84.000 scudi, probabilmente provenienti -almeno in parte- dal lascito testamentario del cardinale Giulio Mazzarino, già ministro capo del regno di Francia.
Ad ogni modo, la benedizione della nuova collegiata a lavori terminati si tenne il 16 maggio 1665, quando prima il cardinale Flavio Chigi assieme al capitolo di Ariccia benedirono la chiesa, poi papa Alessandro VII assistito da numerosi cardinali -segnatamente il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Giovanni Battista Pallotta, Paolo Savelli, Pier Luigi Carafa, Giovanni Battista Spada- celebrò una solenne funzione, e quindi la chiesa venne consegnata ufficialmente all'arciprete e al capitolo stesso.
Nonostante l'architettura della chiesa sia celebrata addirittura come una delle opere più perfette del Bernini, pare che l'opera non risultò gradita completamente a papa Alessandro VII, perché risultava piuttosto poco funzionale per la celebrazione della liturgia. Così, la scarsa praticabilità del presbiterio venne compensata nel 1687, quando il cardinale Flavio Chigi ordinando la traslazione presso la chiesa delle reliquie di san Deodato di Nola fece staccare l'altare dalla parete e ricollocarlo più al centro dell'abside, e poi nel 1779, quando l'area presbiteriale venne allargata e delimitata da una balaustra di legno. Nel 1683 venne restaurato il tetto della chiesa poiché per un difetto nella costruzione l'acqua piovana tendeva ad entrare in chiesa dal tetto spiovente anziché scolare verso gli appositi tubi.

 

 

IL SETTECENTO

La mancanza di una sagrestia capiente -considerando che già dal 1667 la collegiata era stata canonicamente istituita a tutti gli effetti con un numero portato da cinque a dieci canonici- venne compensata nel 1769, quando il canonico ariccino Paolo Minini donò alcuni locali adiacenti alla collegiata con uso di sagrestia, stanze che vennero uniti alla sagrestia vecchia grazie al finanziamento di scudi cento donati dal marchese piacentino Orazio Casati a prezzo di una messa cantata annua in suo suffragio. Nel 1775 la Congregazione dei Riti autorizzò la celebrazione della messa da parte di sacerdoti vecchi o malati in una cappella ricavata nella sagrestia della collegiata. L'originaria cantorìa dell'organo, situata sopra la porta d'ingresso principale della chiesa, era in peperino: a causa della sua pesantezza che poteva compromettere la stabilità dell'edificio, nel 1753 il principe Agostino Chigi fece rifare cantorìa ed organo per una spesa di 1200 scudi. Nel 1759 vennero compiuti nuovi lavori sul tetto della chiesa, per ovviare agli stessi problemi di costruzione a cui avevano messo una pezza i restauri del 1683: infatti, persino l'imponente affresco del catino dell'abside era stato rovinato dall'acqua, e dovette essere ridipinto dal pittore Masucci.
Il principe Sigismondo Chigi, non appena prese possesso del feudo di Ariccia nel 1771, non esitò ad investire la somma di 12.000 scudi per il rifacimento della altre parti rovinate della chiesa e per dare a piazza di Corte la sua sistemazione attuale, con la collocazione dell'attuale iscrizione sulla facciata della chiesa e sui cornicioni dei due casini laterali.
La consacrazione ufficiale della collegiata, e dell'altare laterale intitolato alla Santissima Trinità ed a sant'Agostino di Ippona, fu celebrata il 18 ottobre 1778, terza domenica del mese, dal cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Sabina Andrea Corsini. A causa della saturazione del cimitero posto sotto il pavimento della chiesa, nel 1780 il principe Sigismondo Chigi decise di vietare la tumulazione di corpi presso la collegiata ed ordinò a sue spese il trasporto delle ossa ivi contenute nel nuovo cimitero situato accanto alla chiesa di San Rocco, nell'attuale quartiere omonimo appena fuori porta Napoletana.
Dopo l'occupazione di Roma del 9 febbraio 1798, compiuta dall'armata rivoluzionaria francese comandata dal generale Louis Alexandre Berthier, il potere temporale pontificio venne misconosciuto e già il 15 febbraio venne proclamata la Repubblica Romana: nell'area dei Castelli Romani, Frascati, Albano Laziale, Velletri e Marino si proclamarono repubbliche sorelle della Repubblica Romana nei giorni immediatamente successivi. L'11 aprile 1798 un commissario francese venne inviato ad Ariccia dal governo di Albano per requisire tutti i preziosi conservati presso il santuario di Santa Maria di Galloro, da cui erano stati cacciati i monaci vallombrosani: per custodire meglio l'immagine della Madonna di Galloro da furti e profanazioni gli ariccini decisero così di portarla al sicuro nella collegiata. Il Settecento si chiuse per Ariccia con i disordini legati al transito delle truppe francesi e napoletane in combattimento: alla Madonna di Galloro, allora conservata nella collegiata, si attribuisce il miracolo di aver allontanato oltre tremila francesi che stavano bivaccando per le strade del paese con la notizia dell'arrivo dell'esercito sanfedista.

DALL'OTTOCENTO AI GIORNI D'OGGI:

Passata la prima invasione francese, dopo il ritorno del potere temporale pontificio alcuni monaci vallombrosani tornarono ad abitare nel santuario di Santa Maria di Galloro, e pretesero la riconsegna dell'immagine della Madonna di Galloro, ancora nella collegiata. Poiché l'arciprete ed i canonici non volevano cedere, la controversia fu portata al cospetto di papa Pio VII -in quel momento esule a Venezia- che ordinò che l'immagine fosse riconsegnata al santuario. Il trasporto avvenne nella notte tra il 5 ed il 6 novembre 1801: da allora la Madonna di Galloro non ha più abbandonato l'omonimo santuario. Papa Pio VII si recò in visita presso la collegiata il 23 ottobre 1803, e concesse ai canonici il privilegio di indossare il rocchetto. La chiesa durante la seconda guerra mondiale fu scampata dai bombardamenti aerei anglo-americani, che colpirono Ariccia il 1° febbraio 1944 distruggendo la parte settentrionale di Palazzo Chigi ed il ponte di Ariccia. Alcuni lavori di riqualificazione furono iniziati a partire dalla fine degli anni ottanta.