STORIA DI UN POPOLO ANTICO:

 

Aricia venne fondata in epoca imprecisata, senz'altro prima di Roma: l'erudito seicentesco Filippo Cluverio ipotizza (non si sa con quali fondamenti) la data del 2752 a.C., mentre la tradizione antica ha fatto risalire la fondazione della città al figlio del mitico fondatore di Atene Teseo, Ippolito detto Virbio, o al comandante siculo Archiloco.
In seguito Aricia fu un'importante città della Lega Latina: durante la riunione della Lega Latina tenutasi presso il Locus Ferentinum nel 651 a.C. fu il delegato aricino Turno Erdonio ad opporsi violentemente a Tarquinio il Superbo, che lo fece uccidere; nel 505 a.C. l'esercito aricino alleato con l'esercito greco di Cuma vinse la battaglia di Aricia contro l'esercito etrusco del figlio del lucumone di Chiusi Porsenna, Arunte; nel 338 a.C., infine, disciolta definitivamente la Lega Latina, Aricia ottenne la piena cittadinanza romana.
Il territorio aricino fu attraversato a partire dal 312 a.C. dalla via Appia Antica, la "regina viarum", voluta dal censore Appio Claudio Cieco come collegamento diretto tra Roma e Capua, porta della Campania. In seguito la strada fu migliorata (il tratto di una ventina di chilometri tra Roma e Bovillae fu pavimentato in "saxum quadratum" nel 293)e prolungata fino a Benevento e poi a Brindisi, porta della Grecia: Aricia era la prima mansio ("stazione di sosta") lungo la via Appia proveniendo da Roma.
La decadenza della città è probababilmente da collocare dopo il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, anche se la vita cittadina continuò fino alla metà del V secolo: il colpo definitivo alla città fu rappresentato dalle incursioni dei Saraceni, iniziate nell'846 e terminate solo nel 916.




Vallericcia, particolare di un arco antico appartenente alla città di Aricia affiorante lungo il tracciato della via Appia Antica.
Con il progressivo abbandono di Aricia andò consolidandosi il nuovo abitato posto sul colle dell'antica acropoli aricina, e del moderno centro storico: alla fine del X secolo l'abitato risulta sotto il dominio dei Conti di Tuscolo, la potente famiglia baronale romana che aveva la propria roccaforte presso la vicina Tusculum e che esercitò il proprio strapotere su Roma tra il 999 ed il 1179 attraverso il "papato di famiglia". L'egemonia tuscolana iniziò ad estendersi sui Colli Albani alla fine del X secolo, dato che nel 981 uno Stefano dei Conti di Tuscolo risulta già esercitare la propria signorìa su Ariccia e Velletri: a Marino invece i tuscolani si erano eretti una piccola fortificazione nel sito dell'attuale Palazzo Colonna, nel territorio di Grottaferrata avevano costruito Castel de' Paolis e, nel 1004, fondarono sui propri terreni l'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Controllavano inoltre gran parte dell'area prenestina fino a Zagarolo, Palestrina e Genazzano, grazie ai terreni concessi loro da diversi "papi di famiglia" a partire dal X secolo, quando i tuscolani si erano sostituiti alla decaduta casata dei Crescenzi nel controllo dell'Urbe e del papato.
Pare che papa Niccolò II (1058-1061) tolse Ariccia ai Conti di Tuscolo, poiché nel 1116 papa Pasquale II poté disporre del feudo personalmente, donandolo a Tolomeo dei Conti di Tuscolo per accativarlo alla propria causa durante la guerra contro i Pierleoni. Dopo la caduta in disgrazia dei Conti di Tuscolo e la distruzione della loro roccaforte nel 1191, il feudo di Ariccia fu governato dalla famiglia Malabranca, imparentata alla famiglia Guidoni, che era probabilmente un ramo della famiglia dei Conti di Tuscolo originario di Velletri. Ad ogni modo, nel 1223 i Malabranca vendettero il feudo a papa Onorio III per 2000 provisini, ed Ariccia rimase probabilmente sotto il possesso della Camera Apostolica benché sia stata occupata brevemente manu militari dalla famiglia Savelli, che per legittimare il proprio possesso sul feudo millantarono una donazione del 964 fatta dall'imperatore Ottone I del Sacro Romano Impero in favore di Virginio Savelli.
Nel Trecento Ariccia fu praticamente spopolata, e nel 1399 il "tenimentum Ritiae" risulta annesso alla castellanìa di Genzano di Roma, anch'essa possedimento della Camera Apostolica. Nel Quattrocento si perdono le traccie del feudo, che nel 1463 risulta sotto il "pieno dominio" dell'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Il cardinale Giuliano della Rovere, eletto nel 1503 papa Giulio II, abate commendatario dell'abbazia criptense, nel 1473 siglò con Mariano Savelli la permuta del "castrum dirutum" di "Ritiae" con le case in rovina, Vallericcia e tutte le attinenze e dipendenze in cambio del Borghetto di Grottaferrata: iniziava così la dominazione feudale dei Savelli su Ariccia.

 

 

 

L'interno del santuario di Santa Maria di Galloro.
Mariano Savelli, nell'atto di permuta, si impegnò "ad costruendum [castrum Ritiae], aedificandum, reparandum" ("alla costruzione [del castello di Ariccia], edificazione, riparazione"): ed in effetti nel corso del Cinquecento la popolazione di Ariccia aumentò fino a poco meno di 800 unità, superando addirittura la popolazione della vicina Albano Laziale, sede vescovile suburbicaria.
Papa Alessandro VI, approfittando della discesa in Italia dell'esercito francese inviato da Luigi XI di Francia, ordinò il bando, la scomunica ed il sequestro dei beni delle famiglie sue avversarie dei Colonna, dei Savelli e degli Estouteville, e donò i feudi sequestrati assieme ad altri feudi ecclesiastici ai propri nipoti Rodrigo e Giovanni Borgia, rispettivamente di due e tre anni, con Breve apostolico "Coelestis altitudinis potentiae" del 1 ottobre 1501. Ariccia spettò a Rodrigo, per il quale a causa della minore età fu nominato un procuratore nella persona del cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco Borgia. I Savelli non tornarono in possesso dei loro feudi prima del 1503, anno della morte di Alessandro VI e dell'ascesa al pontificato di papa Pio III.
Nel 1610 Paolo e Caterina Savelli firmarono e si impegnarono a rispettare gli "Statuti" della Comunità ariccina. Nel Seicento ad Ariccia furono compiuti numerosi passi in avanti sulla modernità: nel 1604 iniziò la raccolta dell'archivio comunale e fu chiamato un medico condotto a servizio della Comunità, nel 1613 Paolo Savelli fece realizzare un orologio pubblico, nel 1614 arrivò l'acqua corrente a piazza di Corte, nel 1622 la confraternita del Santissimo Sacramento si accollò le spese per assumere e mantenere un maestro pubblico stabile nel paese.
Il 15 maggio 1633 venne solennemente consacrato il santuario di Santa Maria di Galloro, retto dal 1631 dalla Congregazione Vallombrosana, ad oltre dieci anni dal ritrovamento della miracolosa immagine della Madonna di Galloro.
I Savelli, che si trovavano in cattive condizione economiche, furono costretti a vendere il feudo ariccino ai Chigi nella persona del cardinale Flavio Chigi, che agiva anche a nome dei fratelli Agostino e Mario e dello zio papa Alessandro VII: la vendita fu conclusa il 20 luglio 1661 per la somma di 358.000 scudi pontifici. L'antica casata dei Savelli si estinse con lo sfortunato Giulio Savelli, che oberato dai debiti fu costretto a vendere il feudo di Albano Laziale alla Camera Apostolica nel 1697.
Il dominio dei Chigi: 1661-1816
I Chigi non tardarono a beneficare Ariccia con la loro munificenza: nel 1662 Alessandro VII autorizzò la fiera di Galloro, e tra il 1661 ed il 1665 fu completata la costruzione della collegiata di Santa Maria Assunta, di palazzo Chigi e degli altri edifici del complesso monumentale chigiano di piazza di Corte. Inoltre, i Chigi si impegnarono nella costruzione della chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari con l'attiguo collegio dei padri dottrinari(già presenti ad Ariccia per l'istruzione superiore dei fanciulli dal 1638) e nell'ampliamento del parco Chigi e del santuario di Santa Maria di Galloro, con la costruzione dell'ultima campata e della cupola rivestita di piombo. Molti di questi lavori di abbellimento del feudo ariccino furono eseguiti da Gian Lorenzo Bernini, e la collegiata costituisce un esempio paradigmatico dell'architettura barocca: altre opere minori, come la chiesa sconsacrata di San Nicola ed il parco Chigi, furono eseguite rispettivamente dal fratello di Gian Lorenzo, Luigi Bernini, e da Carlo Fontana.
Una veduta di Ariccia dal parco Chigi opera del pittore tedesco Franz Ludwig Catel (1778-1856).
Nel Settecento venne selciato l'attuale corso Giuseppe Garibaldi, ed il principe Sigismondo Chigi nel 1771 diede a piazza di Corte il suo aspetto attuale, dopo l'ampliamento di palazzo Chigi con l'ala verso sinistra, con il rifacimento dei casini berniniani laterali alla collegiata: nel 1776 lo stesso principe ordinò il ripristino delle condutture idriche che approvvigionavano le due fontane pubbliche poste nella stessa piazza.
Dopo l'occupazione di Roma da parte dell'esercito rivoluzionario francese comandato dal generale Louis Alexandre Berthier il 9 febbraio 1798, il potere temporale pontificio venne misconosciuto e già il 15 febbraio venne proclamata la Repubblica Romana: nell'area dei Colli Albani, Frascati, Albano Laziale, Velletri e Marino si proclamarono repubbliche sorelle della Repubblica Romana nei giorni immediatamente successivi. Gli ariccini non parteciparono alla rivolta reazionaria anti-francese scoppiata già il 20 febbraio, perché furono dissuasi dal clero locale, impaurito dalle punizioni francesi (difatti la reazione fu schiacciata e le vicine Albano e Castel Gandolfo, che si erano ribellate, furono saccheggiate). L'11 aprile 1798 un commissario francese venne inviato ad Ariccia dal governo di Albano per requisire tutti i preziosi conservati presso il santuario di Santa Maria di Galloro, da cui erano stati cacciati i frati vallombrosani: per custodire meglio l'immagine della Madonna di Galloro da furti e profanazioni gli ariccini decisero così di portarla al sicuro nella collegiata. Il Settecento si chiuse per Ariccia con i disordini legati al transito delle truppe francesi e napoletane in combattimento: alla Madonna di Galloro, allora conservata nella collegiata, si attribuisce il miracolo di aver allontanato oltre tremila francesi che stavano bivaccando per le strade del paese con la notizia dell'arrivo dell'esercito sanfedista.
Dopo il suo ritorno a Roma nel 1814, al termine dell'esperienza rivoluzionaria e napoleonica, papa Pio VII riacquistò progressivamente il controllo su tutti i territori dello Stato Pontificio ed il 6 luglio 1816 emanò il motu proprio "Quando per ammirabile disposizione" sulla riorganizzazione amministrativa dello stato: in conseguenza di questo provvedimento, che era volto a scoraggiare il feudalesimo imponendo forti costi da mantenere ai nobili che volessero mantenere i loro feudi, i Chigi rinunciarono al dominio feudale su Ariccia, pur conservandovi tutte le loro proprietà.

 

 

 

L'ETA' CONTEMPORANEA:

La Cantina Sociale "Fontana di Papa" nell'omonima località.
Papa Pio VI si era interessato al ripristino della via Appia, ed aveva avviato la bonifica delle Paludi Pontine fino a Terracina a questo scopo: l'opera, incominciata da papa Pio VI nel 1777, fuportata a termine entro il 1780: alla medioevale via postale corriera tra Roma e Napoli passante per Marino, Nemi e Velletri si sostituì nuovamente la più rettilinea via Appia.
L'evento pose le basi per lo sviluppo commerciale di Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma, a scapito di Marino che finora era stata la stazione di posta privilegiata sulla via postale. Il tracciato originario della strada, tuttavia, per arrivare da Albano a Genzano evitava Ariccia con un lungo giro attorno a Vallericcia, per evitare i forti dislivelli in entrata ed in uscita. Fu papa Gregorio XVI che, per ovviare all'inconveniente, incominciò la costruzione dei ponti di San Rocco e di Galloro e pose le basi per la costruzione del ponte di Ariccia, iniziato nel 1847 e completato nel 1854 sotto il regno di papa Pio IX.
Negli ultimi anni dell'Ottocento iniziò anche ai Castelli Romani la lotta dei contadini contro lo sfruttamento semi-feudali dei proprietari terrieri, meno intensa rispetto a quanto avveniva nell'Italia settentrionale ma sicuramente più forte rispetto all'accettazione passiva dello sfruttamento presente nell'Italia meridionale. Nel 1882 venne fondata ad Ariccia una lega contadina: mentre si andò organizzando localmente il Partito Socialista Italiano, tanto che nel 1896 nella vicina Marino si tenne il primo convegno socialista romano, con la partecipazioni di sezioni locali di Roma e dei Castelli.
Nel 1897 i contadini di Albano Laziale ed Ariccia organizzarono una delle prime invasioni di terre del Lazio, occupando alcuni terreni a Santa Palomba e Cancelliera: in quest'ultima località, 50 ettari furono occupati dai contadini ariccini nel 1903. Altre invasioni di terre si verificarono durante il "biennio rosso": nel marzo 1919 venne occupata Vallericcia, tenuta di proprietà dei Chigi in affitto a Filippo Rosatelli,  il mese successivo gli oliveti Chigi e Ferrajoli. Nell'aprile dello stesso anno la lega contadina ariccina sollevò il problema delle case, che a dire delle stesse autorità locali esisteva, poiché c'era una sproporzione di rapporto tra le case abitate e gli abitatori: sicché si registrarono occupazioni delle seconde case e dei villini utilizzati dalla media borghesia per le vacanze estive, così numerosi ad Ariccia e nei dintorni.
Il fascismo ebbe difficoltà ad insediarsi ai Castelli Romani, e spesso dovette valersi di personaggi "riciclati" dal partito socialista, popolare o repubblicano: in reazione alle violenze fasciste, che fecero capolino ai Castelli Romani il 27 aprile 1921 con un "tour" di propaganda squadrista che toccò Frascati, Marino ed Albano, a Genzano, Ariccia e Rocca di Papa si costituirono nuclei di "Arditi del Popolo", ben presto sciolti dall'inettitudine delle stesse forze anti-fasciste.
Dopo la marcia su Roma (28 ottobre 1922) i fascisti presero baldanza, ed il 1 novembre assaltarono simultaneamente i municipi di Ariccia, Frascati, Monte Compatri e Rocca di Papa, ma riuscirono ad ottenere subito solo le dimissioni della giunta repubblicana di Ariccia guidata da Ubaldo Mancini.Benché i fascisti avessero dato pessima prova di sè con l'occupazione volenta del municipio, della palestra comunale e addirittura del cinema parrocchiale, i repubblicani ariccini pensarono di allearsi con loro: in seguito tuttavia i repubblicani ariccini si pentirono della scelta, e Vezio Mancini, figlio dell'ex-sindaco Ubaldo, fu iscritto al casellario politico centrale come "antifascista irriducibile". Il "gagliardetto" di Ariccia venne inaugurato solo il 21 gennaio 1923.
Durante la seconda guerra mondiale, il centro storico fu bombardato per la prima volta il 1 febbraio 1944: venne tagliato il ponte di Ariccia e fu distrutto l'adiacente torrione dell'aggiunta settecentesca di palazzo Chigi.
Conseguentemente alla distruzione del ponte venne realizzato un ponte provvisorio parallelo che attraversò, scempiandolo, il parco Chigi per quasi tutta la sua lunghezza. Il ponte fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, ma è crollato nuovamente nel 1967.